Teatro Romano
Il Teatro Romano è la grande sorpresa del rione Triggio, la parte più antica e appartata del centro storico di Benevento. Si scende per vicoli stretti, si gira un angolo e improvvisamente si aprono le arcate e la cavea di uno dei teatri antichi meglio conservati del Mezzogiorno. Dalle gradinate superiori lo sguardo scavalca i tetti e arriva alle colline intorno, e si capisce subito quanto peso avesse Benevento nella rete di strade e città dell'impero romano.
La costruzione risale all'età di Adriano, nel II secolo d.C., mentre sotto Caracalla, all'inizio del III secolo, è ricordato un importante intervento di ampliamento e abbellimento. Le dimensioni raccontano l'importanza del centro, snodo della via Appia verso l'Oriente: il diametro supera i novanta metri e la capienza è stimata intorno ai diecimila spettatori, una cifra notevole rispetto alla popolazione della città antica.
La facciata esterna era scandita da tre ordini di arcate sovrapposte, di cui restano oggi i due inferiori, con i grandi archi in laterizio che si susseguono lungo la curva. Dietro si sviluppano i corridoi voltati che servivano a distribuire il pubblico verso i settori della cavea, ancora percorribili in buona parte e utili per capire come funzionava un edificio per spettacoli di quella scala. Della scena si conservano soprattutto la struttura e le tracce del rivestimento: marmi colorati, nicchie e pavimenti che dovevano rendere lo sfondo molto più fastoso di quanto appaia ora, mentre diverse sculture recuperate nell'area sono confluite nelle collezioni del Museo del Sannio.
Per secoli l'edificio rimase in parte sepolto e inglobato nelle case del quartiere, che ne avevano riusato muri e volte. Le campagne di scavo avviate nel Novecento hanno liberato la cavea e restituito il monumento alla città, facendone uno dei luoghi più rappresentativi di cosa vedere a Benevento insieme all'Arco di Traiano.
Il Teatro Romano di Benevento non è soltanto un'area archeologica da attraversare: nella stagione calda la cavea torna alla sua funzione originaria e accoglie spettacoli e concerti, con il pubblico seduto dove sedeva duemila anni fa. È un'esperienza che vale la pena cercare, perché poche volte un monumento antico resta così vivo.
La visita si combina bene con una passeggiata nel Triggio, tra scalinate, archi e case addossate, e con la vicina area delle antiche terme e delle mura. Da qui si risale facilmente verso il Duomo e piazza Santa Sofia, completando in mezza giornata il nucleo monumentale del centro storico.
La costruzione risale all'età di Adriano, nel II secolo d.C., mentre sotto Caracalla, all'inizio del III secolo, è ricordato un importante intervento di ampliamento e abbellimento. Le dimensioni raccontano l'importanza del centro, snodo della via Appia verso l'Oriente: il diametro supera i novanta metri e la capienza è stimata intorno ai diecimila spettatori, una cifra notevole rispetto alla popolazione della città antica.
La facciata esterna era scandita da tre ordini di arcate sovrapposte, di cui restano oggi i due inferiori, con i grandi archi in laterizio che si susseguono lungo la curva. Dietro si sviluppano i corridoi voltati che servivano a distribuire il pubblico verso i settori della cavea, ancora percorribili in buona parte e utili per capire come funzionava un edificio per spettacoli di quella scala. Della scena si conservano soprattutto la struttura e le tracce del rivestimento: marmi colorati, nicchie e pavimenti che dovevano rendere lo sfondo molto più fastoso di quanto appaia ora, mentre diverse sculture recuperate nell'area sono confluite nelle collezioni del Museo del Sannio.
Per secoli l'edificio rimase in parte sepolto e inglobato nelle case del quartiere, che ne avevano riusato muri e volte. Le campagne di scavo avviate nel Novecento hanno liberato la cavea e restituito il monumento alla città, facendone uno dei luoghi più rappresentativi di cosa vedere a Benevento insieme all'Arco di Traiano.
Il Teatro Romano di Benevento non è soltanto un'area archeologica da attraversare: nella stagione calda la cavea torna alla sua funzione originaria e accoglie spettacoli e concerti, con il pubblico seduto dove sedeva duemila anni fa. È un'esperienza che vale la pena cercare, perché poche volte un monumento antico resta così vivo.
La visita si combina bene con una passeggiata nel Triggio, tra scalinate, archi e case addossate, e con la vicina area delle antiche terme e delle mura. Da qui si risale facilmente verso il Duomo e piazza Santa Sofia, completando in mezza giornata il nucleo monumentale del centro storico.